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Giurisprudenza PENALE
Circondario del Tribunale
di S.Maria C.V.
a
cura di : Avv. Angelo Pignatelli
STUPEFACENTI:
nozione di coltivazione di cannabis indica anche in presenza di piantine prive – allo stato - di fluorescenza ma coltivate all’interno di un capannone con idoneo sistema di riscaldamento e di ventilazione tale da realizzare le condizioni climatiche necessarie per la maturazione delle piante. Sussistenza di gravi indizi di colpevolezza.
Ordinanza emessa dal G.I.P.
del Tribunale di S.Maria C.V. dr.ssa Marina Cimma in data 3.09.04.
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Omissis..
Ricorrono gravi indizi di colpevolezza desumibili dalle
circostanze riferite nei verbali di arresto e sequestro. Invero il sequestro di
un considerevole numero di piante, la cui natura risulta confermata dalla relazione
dell’esperto in botanica che ne individuava la specie nella cannabis indica, unitamente
all’esito positivo dell’analisi chimica del THC, consente di condividere integralmente
la qualificazione giuridica fornita dal P.M. in particolare va
evidenziata la predisposizione all’interno del capannone di un sistema di riscaldamento
e di ventilazione tale da realizzare le condizioni climatiche necessarie affinchè
le piante giungessero a
maturazione e contenessero i principi psicoattivi: ne discende la piena
ascrivibilità della condotta posta in essere nella nozione di “coltivazione”.
Quanto poi alla riconducibilità della fattispecie in
contestazione alla persona di Tizio, circostanze quali la presenza in loco del
medesimo al momento dell’arrivo della P.G., unitamente alle dichiarazioni rese
dal proprietario del capannone, Caio,
il quale ha indicato con precisione nel prevenuto il locatario, specificando altresì
che questi con cadenza giornaliera si recava nel luogo dove avveniva la coltivazione,
non consentono di dubitare in alcun modo in ordine alla responsabilità di Tizio.
Ed invero il capannone adibito a serra per la coltivazione
della cannabis indica, su di una superficie di circa 280 mq, pacificamente dato
in locazione all ’indagato segnala con tutta evidenza la finalità illecita e il
carattere non occasionale della condotta criminosa, avvalorando la sussistenza
di esigenze di cautela specifica.
Considerata la gravità della condotta posta in essere,
pare proporzionata e adeguata la misura degli arresti domiciliari che soddisfa
l’esigenza di allontanare Tizio dal contesto in cui sono maturati i fatti, in
considerazione altresì della sua incensuratezza che allo stato consente di formulare
una prognosi favorevole in ordine all’osservanza per il futuro delle prescrizioni
inerenti detta misura, non essendo peraltro allo stato prevedibile la concessione
di benefici all’esito del giudizio di merito incompatibili con la misura in oggetto.
Ordinanza emessa il 3.09.04
G.I.P. Tribunale di Santa Maria C.V.