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I PRINCIPALI STRUMENTI PER
IL RILANCIO DEI SISTEMI
LOCALI.
di
Dott. Raffaele Quindici
__________________________________
1.1 LO
SVILUPPO LOCALE.
Lo sviluppo locale costituisce una nuova caratterizzazione dell’idea
stessa di sviluppo: questo dagli studi più recenti, infatti, appare connotato sempre più dal fatto che in
un dato territorio i processi di sviluppo non rispondono a logiche puramente
economico-contabili, quanto piuttosto all’azione delle strutture
socio-culturali.
Inoltre, lo sviluppo locale si basa sulla valorizzazione delle proprie
differenze: vengono sfruttati i vantaggi competitivi di ogni territorio e
questo grazie alle sinergie ed agli accordi tra i vari attori sociali.
Al di là di queste considerazioni di carattere generale la politica di
sviluppo locale in Italia è apparsa condizionata da due approcci differenti:
a)
approccio bottom up : la domanda sociale è convertita dalla classe dirigente locale in
progetti di sviluppo socialmente condivisi. In questo quadro il ruolo delle istituzioni
pubbliche diviene di accompagnamento, semplificazione e sostegno;
b)
approccio di tipo “discendente” : secondo questo orientamento è necessario
riformulare gli interventi ordinari sulla base di strutture gerarchiche
decisionali discendenti: le Amministrazioni centrali decidono luoghi e mezzi di
intervento, mentre gli altri enti pubblici vengono coinvolti in una fase
successiva.
I
due tipi di approccio hanno perseguito nel corso degli anni, l’obiettivo di
superare le difficoltà delle politiche regionali ad accompagnare o a realizzare
i processi di spesa per lo sviluppo locale. Sia tramite il sistema “bottom up”
sia tramite quello di tipo “discendente” si è cercato di risolvere le
difficoltà e gli imbarazzi delle Regioni ( e fra queste in particolare modo
quelle meridionali) a formare i processi di sviluppo locale.
Il solo trasferimento di funzioni a livello locale, avvenuto con il
D.P.R. 616/1977, non bastava a colmare le aspirazioni e le esigenze delle
comunità locali. Ecco allora che con l’introduzione di meccanismi di
partecipazione, accesso e cooperazione fra enti, avvenuto con le leggi 142/90 e
241/90 inizia una nuova stagione di rafforzamento delle politiche di sviluppo
locale, che trovano il loro esplicito riconoscimento normativo con gli
strumenti approvati nella citata L. 662/96.
Il D.Lgs. 443/1999, fornisce una definizione più ampia dello sviluppo
economico rinominandolo “sviluppo
economico e attività produttive” e
facendovi rientrare le funzioni in materia di: artigianato, industria,
sportello unico delle attività produttive, energie, miniere e riserve
geotermiche, fiere mercati e commercio, turismo.
Il
legislatore ha, quindi, voluto porre come regola l’esercizio di compiti e
funzioni amministrative a livello locale, configurando così l’intervento dello
Stato in via meramente residuale nel rispetto del principio di sussidiarietà.
1.2 IL
RILANCIO DEI SISTEMI LOCALI.
In questi anni, si è assistito
ad un vero e proprio rilancio dei sistemi locali.
Alla base di questo fenomeno, più in generale, si può dire che vi sia
l’idea che le economie europee siano in grado di produrre nuova occupazione
oltre a quello che può e deve provenire dalla crescita economica. Quest’idea ha
generato il consolidamento delle politiche europee di coesione economica e
territoriale; in particolare gli
interventi in tema di sviluppo economico e occupazione si sono sempre
più concentrati in aree territoriali locali, diventando un vero e proprio
cardine dell’iniziativa europea e dei singoli Stati membri.
Alla base della idea-guida di sviluppo locale ha agito la consapevolezza
dell’importanza di due concetti fondamentali:
1.
la
concezione del territorio come risorsa essenziale per lo sviluppo, ma anche la
consapevolezza che il territorio stesso può essere ostacolo per lo sviluppo;
2.
la
diffusione della consapevolezza che non sia possibile ragionare di sviluppo
economico senza il perseguimento della coesione sociale.
La
stessa Commissione dell’Unione Europea ha insistito in sede di indirizzo e
regolamentazione dei fondi strutturali sull’integrazione verticale dei livelli
di governo, sul partenariato fra pubblico e privato, sul rafforzamento dei
concetti di partecipazione del cittadino alle decisioni che lo riguardano.
In Italia grazie ad un quadro legislativo più attento fra l’Ente locale
ed il tessuto economico-sociale, Comuni, Province e Comunità montane hanno
avuto a disposizione in questi ultimi anni, numerose opportunità per realizzare
interventi orientati allo sviluppo e alla crescita dell’occupazione.
Tutto questo è in linea con le norme politiche della Comunità Europea
che hanno incoraggiato nell’ultima decade una serie di interventi a favore
dello sviluppo locale:
-
la
promozione di iniziative finanziarie locali;
-
la
creazione di partenariato fra pubblico
e privato;
-
la
pianificazione di infrastrutture locali;
-
il
supporto per attività artigianali, rurali, manifatturiere in genere.
Un
altro fattore importante per lo sviluppo locale è costituito dalle risorse
immateriali, come caratteristiche tipiche del territorio, cultura e prodotti
tipici.
Il
quadro di insieme che risulta è, quindi, quello di una Pubblica Amministrazione
locale che sempre più si sta trasformando in
centro e motore dello sviluppo economico e dell’occupazione.
1.3 GLI
STRUMENTI PER GLI INTERVENTI DI SVILUPPO ECONOMICO E LOCALE.
I
principali strumenti utilizzati per gli interventi di sviluppo economico e
locale sono:
a)
la
programmazione negoziata;
b)
i
fondi strutturali europei;
c)
la
semplificazione amministrativa;
d)
le
azioni di sostegno e valorizzazione dell’economia locale;
e)
le
iniziative di imprenditorialità diretta;
f)
le
iniziative di marketing territoriale;
g)
le
iniziative di e-governement e new economy.
Gli strumenti di programmazione negoziata introdotti dalla già citata
L.662/1996 sono costituiti principalmente dall’ intesa istituzionale di
programma, dal patto territoriale, dal contratto d’area, dal contratto di
programma e dal PRUSST.
L’intesa istituzionale di programma , con i relativi APQ (accordi
di programma quadro), strumenti attuativi della prima, va considerata come il
cardine della programmazione regionale. Rappresenta il quadro programmatico di
sviluppo della Regione in cui trovano allocazione le altre forme negoziali.
Il patto territoriale è l’accordo per l’attuazione di un
programma caratterizzato da specifici obiettivi di promozione dello sviluppo
locale nei settori dell’industria, agricoltura, pesca, turismo, apparato
infrastrutturale; i protagonisti sono
gli Enti Locali, altri soggetti pubblici operanti a livello locale,
rappresentanze locali delle categorie imprenditoriali e dei lavoratori,
soggetti privati, banche e finanziarie regionali, consorzi di garanzia e
consorzi di sviluppo industriale.
Il contratto d’area è lo
strumento operativo destinato alla realizzazione di un ambiente economico
favorevole all’attivazione di nuove iniziative imprenditoriali ed alla
creazione di nuova occupazione in territori circoscritti nell’ambito delle aree
di grave crisi e di sviluppo industriale individuate ai sensi di legge.
I
contratti di programma hanno più in generale come scopo l’attuazione
coordinata di piu’ interventi relativi ad un’unica finalità di sviluppo e, a
differenza degli altri due strumenti, non hanno alcuna relazione con i vigenti
strumenti urbanistici; le aree interessate sono le aree depresse individuate
dalla Commissione U.E. obiettivi 1, 2 e 5b.
I
PRUSST sono programmi di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile
del territorio ed hanno come obiettivo la realizzazione, l’adeguamento ed il
completamento di attrezzature di livello territoriale e urbano in grado di
promuovere ed orientare occasioni di sviluppo sostenibile, nonché la
realizzazione di un sistema integrato di attività finalizzate all’ampliamento e
alla realizzazione di insediamenti industriali, commerciali e artigianali, alla
promozione turistico ricettiva e alla riqualificazione di zone urbane centrali
e periferiche interessate da fenomeni di degrado.
Per quanto riguarda i fondi strutturali europei, questi richiedono una capacità di programmazione degli assi prioritari d’interventi rispetto ai quali giocano un ruolo importante i “Fondi Regionali” finalizzati alla promozione di sviluppo diversificato a seconda delle tipologie dei territori. Essi sono così riassumibili:
- FSE (Fondo sociale europeo) che supporta progetti finalizzati allo sviluppo delle risorse umane, mediante la realizzazione di attività di formazione, rivolta a chi è fuori o è stato estromesso dal mercato del lavoro o, ancora, a chi, già occupato, voglia migliorare le sue competenze professionali;
- FESR (Fondo europeo per lo sviluppo regionale) che finanzia interventi rivolti alla rimozione degli squilibri regionali dell’Unione e, nello specifico, di quelli connessi alla prevalenza delle attività agricole, alle riconversioni industriali e ad una sottoccupazione strutturale;
- FEAOG ( Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia) suddiviso nelle due sezioni Orientamento e Garanzia e che finanzia investimenti rivolti a creare condizioni di sviluppo sociale ed economico nelle zone rurali;
- SFOP (Strumento finanziario di orientamento della pesca) che riguarda progetti di miglioramento del settore della pesca, dell’acquacoltura e della trasformazione e commercializzazione dei prodotti ittici.
Per quanto riguarda, invece, la semplificazione amministrativa,
un ruolo particolare ha assunto lo sportello unico per le attività produttive.
Attraverso tale strumento istituito presso i Comuni vengono esercitate
funzioni di assistenza alle imprese, ma non solo.
In particolare, sono attribuiti ai Comuni le funzioni amministrative
concernenti la realizzazione, l’ampliamento, la cessazione, la riattivazione,
la localizzazione e la rilocalizzazione di impianti produttivi, ivi incluso il
rilascio delle concessioni o autorizzazioni edilizie.
Ultimamente, il D.P.R. 440/2000 ha ampliato lo spettro operativo dello
sportello unico, facendovi rientrare anche le attività agricole, commerciali ed
artigiane, le attività turistiche e alberghiere ed i servizi bancari. Lo stesso
decreto ha, poi, disposto che “qualora i Comuni aderiscono ad un patto
territoriale o abbiano sottoscritto un patto d’area, la struttura tecnica
incaricata dell’esercizio delle funzioni ad essi attribuite può coincidere con
il soggetto responsabile del patto o con il responsabile unico del contratto
d’area”.
Non meno importanti, poi, nonostante tutte le polemiche relative, sono
state le iniziative di imprenditoria diretta e le politiche attive
per il lavoro; in particolare, i progetti collegati a lavori socialmente
utili (L.S.U.) ed i lavori di pubblica utilità (L.P.U.) e più in generale tutte
le gestioni in forma d’impresa che l’Ente può attivare individualmente o in
collaborazione con altri soggetti pubblici e privati.
Per quanto riguarda, invece, ulteriori esperienze positive nei processi
di sviluppo locale possono ricordarsi, infine, sia le iniziative di marketing
territoriale interne come promozione del territorio, finalizzazione delle
politiche territoriali urbane alle esigenze degli operatori economici locali ed
alle aspettative degli operatori esterni e sia le iniziative di
e-governement e new economy.
Tutto quanto sopra esposto sta a significare, pertanto, che il rilancio
economico non sembra più derivare solo dalla crescita economica, ma
integrazione, partecipazione, partenariato,
nuove iniziative e nuove tecnologie possono contribuire al rilancio
medesimo, beneficiandone al contempo il sistema locale, pur se ancora di non
poco conto appaiono le difficoltà e le incertezze in tale processo.
1.4 I PROGETTI
INTEGRATI TERRITORIALI (PIT) COME OPPORTUNITA’
STRATEGICA.
Un punto cruciale della programmazione negoziata è costituito dai PIT.
La progettazione integrata rappresenta un insieme di azioni intersettoriali
strettamente coerenti e collegate tra loro, convergenti verso il conseguimento
del comune obiettivo di sviluppo del territorio.
La strategia deve ruotare attorno ad un’idea forza per lo sviluppo ed il
riequilibrio territoriale. Tale idea scaturisce da una precisa identificazione
dei punti di forza e della vocazione del territorio, in particolare per quanto
attiene alla dotazione delle risorse ed allo stato della loro utilizzazione,
ovvero dalla ricognizione di domande sociali preminenti nei territori di
riferimento.
Il
progetto integrato non è uno strumento aggiuntivo di programmazione negoziata ,
ma una sua modalità privilegiata di attuazione.
Con il PIT, che afferisce ai
programmi complessi, si stabilisce un documento di orientamento strategico
innovativo, volto al recupero culturale, paesistico e produttivo del territorio
interessato.
In questo peculiare momento
della programmazione regionale 2000-2006, il successo dei PIT, ovvero dei
programmi/progetti che assumono il territorio come base di riferimento centrale
per lo sviluppo economico e la modernizzazione sociale locale[1]
sarà efficace davvero solo se tale centralità territoriale sarà realmente
coerente e integrabile con la progettualità che negli ultimi anni vi si è
avvicendata.
L’attuale configurazione dei soggetti risulta essere, in molti casi,
assai disomogenea, priva di visioni di sviluppo moderne e coerenti con i trend
di mercato e soprattutto si muove (specialmente a livello di Enti Locali) con
grande diffidenza e visione estremamente localistica. Tutto questo genera
contrapposizioni spesso dannose o inutili nel migliore dei casi, che
determinano sempre tali ritardi da rendere vane le azioni intraprese.
Tale situazione è spesso quella
trovata all’inizio delle operazioni del tavolo di Concertazione. Il meccanismo
della concertazione con il confronto con idee ed atteggiamenti affatto
differenti ed innovativi può fare si che al momento vi sia grande attenzione
intorno alle attività che afferiscono al PI, al punto da rilevare alcuni limiti
che andrebbero superati come la mancanza della intersettorialità per i progetti
portanti e l’assenza di un piano d’area che dovrebbe organizzare un territorio
che in molti casi risulta a cavallo fra Province diverse.
L’innesco di una incubatrice per un sistema di sviluppo locale finalizzato, ad esempio, alla creazione di un distretto turistico non avrebbe possibilità di essere pensato se non rafforzando ulteriormente l’idea dell’integrazione progettuale per confrontarsi con il mercato globale del turismo culturale, vera grande occasione di sviluppo e ricchezza per queste zone.
Spesso, il progetto di ricerca e
promozione non appare attuabile se non in condizioni di progettazione
integrata.
Dott.
Raffaele Quindici – Nola(Na), 06 maggio 2004
[1] Dolores Deidda, L’occasione dei progetti integrati territoriali (pit), estratto dal RAP 100, Formez, 6 marzo 2001.